ENEL E TERNA: LA SARDEGNA COME CAVIA
Crisi idrica in Sardegna? I dati storici dell’ARPAS e del CNR mostrano fluttuazioni, ma non un calo drammatico o irreversibile. In alcune aree le precipitazioni sono rimaste stabili, in altre si concentrano in eventi più intensi. Questo significa che in Sardegna non piove “meno” degli altri territori, e che la presunta siccità non è colpa della mancanza d’acqua, ma dell’assenza di sistemi di raccolta efficienti.
Gran parte dell’acqua, infatti, si perde lungo la rete a causa di impianti e tubature vecchie e mai manutenute.
Ma andiamo con ordine:
In Sardegna si gioca una partita cruciale per il futuro dell’acqua e dell’energia. Una partita che ha radici antiche, ma che oggi è tornata di stringente attualità a causa di una complessa disputa amministrativa e giudiziaria che vede contrapposte la Regione Autonoma della Sardegna e l’Enel.
Al centro del contenzioso: la gestione delle dighe e delle centrali idroelettriche, risorse che non rappresentano solo una questione tecnica, ma una chiave di autonomia economica e politica. Specialmente ora, con la speculazione energetica, in cui l’isola , rischia di diventare terra di nessuno alla mercé di tutti.
Quando forse, per impedire ciò, basterebbe proporre un piano energetico virtuoso e responsabile pensato per l’isola con le risorse che possiede.
Facciamo un passo indietro.
Tutto parte con la Legge Regionale 19/2006, che istituì il Sistema Idrico Multisettoriale Regionale (SIMR).
L’obiettivo era chiaro: unificare la gestione delle opere di approvvigionamento idrico e di adduzione, ovvero tutte le infrastrutture in grado di alimentare più aree e più tipologie di utenti — dall’agricoltura all’industria, fino all’uso energetico.
Il legislatore sardo immaginava così un sistema unico e integrato, gestito da un ente pubblico regionale, l’ENAS (Ente Acque della Sardegna).
La Regione, in base all’articolo 1 della legge, diveniva titolare di tutte le concessioni di acqua pubblica e delle relative domande in corso. In altre parole, la Sardegna avrebbe dovuto gestire in autonomia l’intero ciclo dell’acqua, comprese le centrali idroelettriche che ne sfruttano la potenza.
Con successive deliberazioni, la Giunta regionale ha via via incluso nel SIMR tutte le opere idrauliche dell’isola, comprese — nel 2014 — quelle gestite da Enel. La quale per alcuni impianti, non rendeva nemmeno pubblici i dati reali sulla produzione energetica.
A quel punto la Regione, durante la Giunta Pigliaru, intraprese un percorso deciso per riappropriarsi del controllo delle risorse idriche.
Si accertò la scadenza delle concessioni in mano a Enel, e si dispose il passaggio della gestione all’ENAS, in particolare delle centrali idroelettriche di Bau Muggeris (Flumendosa), Muzzone e Casteldoria (Coghinas) e Taloro.
Ma Enel non accettò la decisione e ricorse al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche chiedendo la sospensione delle delibere.
Il Tribunale si pronunciò due volte: nel 2017 riconobbe che i provvedimenti regionali non erano “lesivi”, ma chiese di chiarire meglio la decorrenza della decadenza delle concessioni.
La Regione tornò quindi alla carica nel 2018, fissando con nuove delibere il passaggio definitivo alla Regione dal 1° gennaio 2019.
Ancora una volta Enel impugnò. E nel 2023 il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, accolse il ricorso annullando le delibere regionali.
La Giunta Solinas, però, non si è arresa: ha presentato ricorso alle Sezioni Unite Civili della Cassazione, sostenendo che il Tribunale avesse basato il giudizio su meri aspetti formali — come il mancato coinvolgimento di Enel nelle decisioni regionali — ignorando la sostanza della questione.
Il 9 ottobre 2024 la Cassazione ha accolto il ricorso, rimandando la causa al Tribunale delle Acque Pubbliche, che però non si è ancora pronunciato.
Il risultato è che oggi non è chiaro chi sia il vero concessionario delle opere idroelettriche: la Regione o Enel. In questa incertezza, qualsiasi prospettiva futura di gestione autonoma dell’energia, resta sospesa. Un blocco che ha conseguenze dirette sulle politiche energetiche sarde, sul controllo delle risorse idriche e sulla possibilità di pianificare strategie alternative all’attuale modello centralizzato.
L’idroelettrico in Sardegna potrebbe essere la vera soluzione a questa speculazione energetica se solo la regione si riappropriasse delle opere idroelettriche e presentasse l’idroelettrico come controproposta alle grandi opere eoliche.
L’isola potrebbe soddisfare l’obiettivo di decarbonificazione imposto dalle normative nazionali, e rendersi energeticamente autonoma, così come lo è il Trentino alto Adige. A patto che ne si segua l’esemplare gestione, che si garantisca l’efficienza degli impianti, oggi compromessi da mancata manutenzione con conseguenti perdite d’acqua e crisi idrica costante. E a patto anche che si rimpiazzino le infrastrutture obsolete ed inefficienti.
Ora come ora, l’idroelettrico in Sardegna svolge un ruolo chiave: stabilizzare la rete regionale. Proprio per questo, Enel e Terna vedono nell’isola un laboratorio perfetto per sperimentare nuovi sistemi di stoccaggio dell’energia, giustificando il tutto con la necessità di “prevenire gli sbalzi di tensione”.
Ma il rischio è chiaro: trasformare la Sardegna in un banco di prova per tecnologie che altrove non si vogliono sperimentare.
Nel programma di governo della Regione è prevista la creazione di una società energetica regionale.
Sulla carta, potrebbe essere la svolta per un’autonomia reale.
Ma il timore è che il progetto venga snaturato e affidato a mani incompetenti o clientelariper soddisfare chissà quali altri interessi privati.
La Sardegna non ha bisogno di vendere il suo vento o la sua acqua.
Ha bisogno di riprendersi il controllo delle proprie risorse.
Solo così potrà decidere il proprio futuro energetico, economico e politico.
L’acqua è autonomia. L’energia è sovranità. La Sardegna deve tornare a possederle entrambe.

L'acqua è pubblica e così deve essere la sua gestione
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