SRADICARE L’IDENTITÀ: IL MITO DEL LATINO
Perché ci hanno sempre detto che il sardo deriverebbe dal latino?
Che il sardo deriverebbe dal latino è stato sostenuto per motivi ideologici e di convenienza politica. In particolare, Dedola ritiene che questa tesi sia stata imposta per rafforzare l’idea di una Sardegna completamente romanizzata e culturalmente subordinata a Roma, cancellando così ogni traccia della sua identità preesistente.
Secondo questa chiave di lettura, e stando anche alle evidenze storiche, la lingua sarda ha radici molto più antiche e autonome, probabilmente riconducibili a una civiltà preindoeuropea. Tuttavia, per ragioni storiche e accademiche, si è preferito insistere su un’origine latina per allineare la Sardegna alla narrazione dominante della romanizzazione della Penisola e delle sue isole. Questa impostazione avrebbe portato a ignorare e distorcere le vere origini linguistiche del sardo.
L’origine latina del sardo, la di deve anche a un’impostazione ideologica legata al concetto di “uomo ariano”, diffuso soprattutto tra il XIX e il XX secolo. Secondo Dedola, l’idea che il sardo fosse una lingua neolatina derivava dal desiderio di inserire la Sardegna nella narrazione di una civiltà occidentale unificata e “superiore”, fondata sulla romanità e sulla cultura indoeuropea.
In quest’ottica, ammettere che il sardo potesse avere origini preindoeuropee o autoctone avrebbe significato riconoscere un’identità diversa da quella “ariana” dominante nei modelli storici ed etnolinguistici europei. Questo avrebbe messo in discussione l’intero paradigma su cui si basava la storia ufficiale della Sardegna e, di conseguenza, per lungo tempo, si è preferito negare o minimizzare le tracce di una civiltà sarda indipendente e non romanizzata.

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