RIFIUTI, INTERESSI E SILENZI: LA CAVA CHE TRADISCE IL SULCIS


Nel cuore del Sulcis Iglesiente, a Is Urigus, la società EKOSARDA Srl, senza dipendenti, con bilanci a zero e fideiussioni ridicole, titolare di una concessione mineraria del 2018 a luglio 2025 ha cominciato a scavare nella cava in località Su Giri de sa Murta, per trasformarla in discarica.


Questa azienda, fantasma fino fino al luglio 2025, poiché i lavori di estrazione non partirono mai entro i 90 giorni previsti per legge, nel 2025 presenta una richiesta per convertire quell’area in una discarica per rifiuti speciali non pericolosi, con un volume di oltre 323.000 metri cubi e sorprendentemente l’iter procede.

La cava, diventa così un “buco” dove accumulare rifiuti senza alcuna certezza di responsabilità in caso di incidente.


Il fatto più inquietante è che già nel 2016, anni prima della concessione mineraria vera e propria, c’era stata una richiesta di autorizzazione nello stesso sito, bocciata dalle autorità. Due anni dopo, inspiegabilmente, il giudizio del personale forestale si trasforma in positivo, senza che emergano cambiamenti sostanziali nelle condizioni ambientali o territoriali, e la concessione per estrazione mineraria, viene regolarmente rilasciata dall’Assessorato regionale dell’Industria, con obblighi chiari di continuità estrattiva, sicurezza, ripristino ambientale e fideiussione. 


Secondo dichiarazioni pubbliche dell’assessore Cani, si sapeva già dal 2018, quale fosse l’effettivo obiettivo della società. 

ovvero trasformare la cava in discarica. 


Da qui nasce il sospetto, sempre più diffuso tra i cittadini, che il progetto sia stato concordato a monte con la politica. Un’ipotesi che troverebbe riscontro nel comportamento delle istituzioni: molte prese di posizione verbali, ma nessun atto concreto capace di fermare realmente i lavori. 

I cittadini e le associazioni hanno presentato osservazioni dettagliate al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale, evidenziando le gravi lacune tecniche e le violazioni procedurali di estrema rilevanza: false misurazioni, la vicinanza del sito a un asilo, la collocazione dell’area all’interno di una zona archeologica per la presenza di nuraghi e Domus, l’esistenza di un patrimonio faunistico e di biodiversità significativo, caratterizzato da macchia mediterranea integra, da uno stagno naturale utilizzato come abbeveratoio dalla fauna selvatica e dagli animali da allevamento. La cava ricade all’interno della zona di ripopolamento della riserva di caccia, quindi in un’area formalmente protetta che, nel tempo, ha ospitato una fauna ricca e diversificata. Tra i mammiferi terrestri erano presenti lepri, conigli e volpi, mentre tra la fauna stanziale e migratoria si registravano pernici e quaglie. L’ambiente naturale, grazie alla presenza costante di acqua, rappresentava un habitat fondamentale per numerose specie di uccelli.

Lungo la strada che costeggia Su Giri, tra i cardi selvatici, nidificava lo strilozzo; nelle zone umide nidificavano anatre e gallinelle d’acqua, mentre nei cespugli attorno agli specchi d’acqua trovavano rifugio e siti di nidificazione scriccioli e merli. Durante tutto il periodo estivo, la presenza di acqua rendeva l’area un punto essenziale di abbeveraggio per molte specie di passeriformi, tra cui cardellini, verdoni, fringuelli, verzellini, fanelli, averle, tortore, corvi, cornacchie, cinciallegre e passeri.

Nel periodo migratorio, la cava costituiva un importante punto di sosta per specie come tordi, beccacce, beccaccini, allodole e storni. Tra gli uccelli stanziali risultano inoltre presenti lo storno nero, l’upupa e la ghiandaia, comparsi stabilmente negli ultimi anni, oltre a specie come saltimpalo e ballerine.

L’area ospitava anche numerosi rapaci, sia notturni che diurni, tra cui civette, barbagianni, falchi e poiane, nonché la succiacapre, specie che utilizzava le rocce oggi asportate per la produzione di ghiaia come sito di rifugio e mimetizzazione.


La maggior parte delle specie citate è tutelata dalla normativa vigente. 


Il protrarsi delle attività estrattive e il progressivo degrado dell’habitat stanno determinando l’allontanamento forzato di questa fauna da un’area che per decenni ha rappresentato un ambiente sicuro e fondamentale per la sua sopravvivenza.


Le altre incongruenze riguardano poi la distanza della cava: inferiore ai 250 metri dal centro abitato di Is Urigus, la distanza di un campo sportivo e di un parco giochi è ben inferiore a quella prevista dalla normativa per tutelare la salute pubblica. 

E poi ancora, la gestione del percolato (liquido altamente inquinante prodotto dai rifiuti), il cui scarico è previsto nel canale consorziale che attraversa il paese e sfocia nel rio Santu Milanu, con il rischio concreto di contaminare falde superficiali, pozzi agricoli e, in ultima analisi, il mare. Vi sono inoltre i forti venti costanti che rischiano di trasportare polveri sottili verso le abitazioni, aggravando ulteriormente i rischi.


Si evidenzia inoltre che la società in questione non dispone di sistemi di controllo adeguati per monitorare le quantità estratte o il corretto smaltimento del materiale.


Nonostante l’Assessorato regionale all’Ambiente abbia avviato un’inchiesta pubblica in merito, i residenti lamentano ritardi e mancanza di provvedimenti concreti che fermino i lavori e denunciano che le osservazioni da loro presentate non sono state minimamente inserite nei rapporti ufficiali.

I lavori continuano e sono perfino prove che mostrano camion che trasportano materiale direttamente ad altre discariche, sollevando dubbi sulla reale destinazione del materiale cavato.


Il progetto sarebbe poi in chiaro contrasto con la pianificazione regionale e locale: l’area è classificata come agricola, fa parte di un contesto paesaggistico protetto e ospita produzioni tradizionali. La discarica non solo compromette il territorio già fragile, ma contrasta con il percorso di sviluppo sostenibile promosso dalla Regione per il Sulcis Iglesiente.


In questo contesto, la sindaca Elvira Usai rappresenta una delle poche voci istituzionali che si oppongono apertamente al progetto, portando avanti una battaglia determinata contro la realizzazione della discarica nel proprio territorio. Il Consiglio comunale di San Giovanni Suergiu ha votato all’unanimità contro il progetto, una posizione che riguarda non solo il suo comune, ma anche quelli limitrofi, chiamati a difendere un’area già segnata da anni di sfruttamento ambientale.


“Ieri quest’area collinare rappresentava uno degli ambiti più pregiati della nostra frazione: un contesto di elevato valore ambientale ed ecologico, caratterizzato da macchia mediterranea rigogliosa, uno stagno naturale utilizzato come abbeveratoio dalla fauna selvatica e dagli animali da allevamento, attraversato da strade sterrate frequentate da escursionisti e ciclisti.

Oggi quello stesso territorio si trova in una condizione di grave degrado, a causa delle attività estrattive di una cava che ha progressivamente sventrato la collina con interventi ripetuti nel tempo.

La società Ekosarda, nel progetto per la costruzione ed esercizio di un impianto di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi in località “Su Giri de sa Murta”, sostiene di aver individuato, dopo anni di ricerca, un’area già compromessa da una precedente attività di cava, non recuperabile agli usi originari, proponendo l’impianto come intervento di “bonifica” finalizzato al ripristino del profilo altimetrico originario.

Questa ricostruzione appare però priva di credibilità. Ekosarda conosce perfettamente la cava almeno dal 2016, anno in cui presentò un’istanza per un progetto di coltivazione, e risulta tuttora attiva nell’area. È quindi difficile sostenere che il sito sia stato individuato “per caso”.

In realtà, l’attività estrattiva su quella collina ha una storia ben più lunga. Dal 1994, con il primo permesso minerario rilasciato dalla Regione Sardegna alla ditta Pili Giovanna Eugenia, la zona è stata oggetto di concessioni, rinnovi e cambi di titolarità. Il sito prende il nome dal vicino Riu di Monserrato, che costeggia la collina e raccoglie le acque piovane.

Il Comune di San Giovanni ha manifestato in più occasioni la propria contrarietà, denunciando il progressivo depauperamento della macchia mediterranea e la sistematica spianatura dei rilievi. Già nel 1994 il Comune segnalò alla Soprintendenza di Cagliari la presenza, nell’area di cava, di un rudere nuragico (“Perda Asua de Pari”), chiedendo un sopralluogo per il mancato rispetto delle fasce di tutela. La Soprintendenza riconobbe la necessità di avviare provvedimenti di tutela e invitò a limitare le attività estrattive.

Nonostante ciò, nel progetto attuale Ekosarda afferma che nell’area collinare non siano presenti beni di valore storico-culturale, pur ammettendo l’esistenza di due emergenze archeologiche non censite ufficialmente: il nuraghe Perda Asua de Pari e la grotta “Sa Grutta ’e Sa Pala”, entrambe a circa 900 metri dal sito. L’Associazione ANSPI ha chiesto chiarimenti alla Soprintendenza per verificare se tali presenze possano costituire vincolo alla realizzazione della discarica.

Sul piano autorizzativo, nel 1998 la Regione rilasciò una concessione mineraria quindicennale per l’estrazione di feldspati, bentoniti e terre da sbianca. La coltivazione prevista non fu mai completata, ma nel 2004 venne autorizzata la ripresa dei lavori con precise prescrizioni: limitare l’attività al giacimento di feldspato e procedere alla riabilitazione ambientale in parallelo alla coltivazione. Prescrizioni che, di fatto, non sono mai state rispettate.

Dagli atti e dagli esposti comunali emerge invece un’attività estrattiva orientata all’asportazione della roccia di copertura e allo spianamento dei rilievi, senza alcuna riqualificazione ambientale. Dopo anni di attività, la cava risultava gravemente compromessa, senza che fossero state eseguite le opere di recupero previste.

Ulteriore elemento critico riguarda una strada storicamente utilizzata dalla comunità locale per l’accesso ai campi e ai pascoli, che la concessionaria ha tentato di classificare come “strada mineraria”, nonostante esistano documenti ufficiali, cartografie dell’Istituto Geografico Militare del 1897 e testimonianze storiche che ne attestano l’uso pubblico fin dal XIX secolo. Ciononostante, la Regione ha accolto la versione della concessionaria, consentendo l’installazione di sbarre che hanno impedito il libero passaggio.

I lavori in cava risultano interrotti almeno dal 2013, con area recintata e abbandonata, ma senza alcuna bonifica. Dal 2016 a oggi si sono ripetute le stesse criticità, con richiami e prescrizioni che non risulta siano state pienamente rispettate.

Oggi, a ridosso della scadenza della concessione, emerge la necessità di bonificare il sito. La soluzione proposta dalla società è la realizzazione di una discarica. Una scelta che appare come l’ultimo atto di una lunga storia di sfruttamento del territorio, più che un reale intervento di recupero ambientale.” 

(Una cittadina di San Giovanni Suergiu)


Questa vicenda mette in luce l’assenza di controlli efficaci, la complicità di chi avrebbe dovuto tutelare il territorio e il rischio concreto che interessi privati sovrastino la sicurezza, la salute e i diritti dei cittadini. La cava di Is Urigus, diventa un simbolo di fragilità delle istituzioni di fronte a interessi economici che ignorano leggi e comunità.


Sì invitano le associazioni animaliste e ambientaliste a prendere parte a questa lotta e si ricorda alla politica che il popolo È SOVRANO.


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Di seguito qualche documento ufficiale a supporto di quanto si afferma. 
















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