ACCORDO BONARIO: IL VOLTO CORTESE DELL’ ESPROPRIO
Questa è la lettera che ha ricevuto un cittadino di un paesino della Gallura.
Una comunicazione “formale”, scritta con toni apparentemente cortesi e professionali, ma che cela l’essenza più profonda di ciò che sta accadendo in tutta la Sardegna: l’esproprio sistematico della nostra terra.
Il documento, firmato da una società “attiva nel settore delle energie rinnovabili”, comunica che il terreno del destinatario è stato individuato come sito idoneo per un parco eolico.
Segue un linguaggio che mischia burocrazia e falsa benevolenza: “desideriamo sottolineare che la nostra priorità è raggiungere un accordo bonario con i proprietari dei terreni coinvolti…”.
Tradotto: o accetti di cedere la terra, o te la togliamo comunque.
La parola chiave è sempre la stessa: “esproprio”.
Un termine che evoca la storia coloniale più cupa, oggi riciclata con il volto pulito della “transizione energetica”.
Il tutto condito da una gentile proposta d’incontro, come se la confisca di ettari di pascoli, oliveti o terreni familiari potesse essere una “opportunità”.
Una cosa che è stata notata dai comitati che lottano contro la speculazione energetica, é che quando si parla di parco eolico, la formula sotto cui le società acquisiscono i terreni è quasi sempre l’esproprio.
Tornando al caso, notate bene, che a ricevere questa comunicazione, non è un politico o un grande proprietario, ma un cittadino qualunque. Un pastore, un contadino, un sardo che ha ereditato quel terreno da generazioni.
E ora si trova davanti a una lettera che gli spiega che il suo futuro è già stato deciso da altri, in nome di un “interesse comune” che di comune ha solo l’apparenza.
L’azienda in questione propone “accordi bonari”, ma il messaggio è chiaro:
“Per accelerare l’iter di approvazione del progetto, il nostro processo prevede l’inserimento della particella sopra indicata in un piano di esproprio.”
Una minaccia in giacca e cravatta.
Un atto di violenza.
Voglio anche farvi notare che questo documento non è un caso isolato. È il modello. Come spiegano alcuni membri del Comitato della Nurra, Lettere come questa stanno arrivando a decine di famiglie in tutta l’isola, spesso in zone rurali, dove la popolazione è più anziana e meno preparata a difendersi legalmente.
La Sardegna è diventata un laboratorio di conquista energetica, dove le multinazionali e i fondi speculativi si muovono con la stessa logica dei poteri coloniali: prendere, devastare.
Il futuro della nostra isola si gioca nelle case di chi riceve queste lettere.
E ogni volta che un sardo si piega a un “accordo bonario”, un pezzo della nostra terra scompare.

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