COLONIZZATI IN NOME DELL’ ECOLOGIA


Speculazione energetica in Sardegna:  molti ignorano completamente l’esistenza del problema.

La sensibilizzazione sul tema di quella che definiscono “transizione verde” e su quanto ci stia costando, non è abbastanza e purtroppo c’è chi addirittura si rifiuta di vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti. Su di loro, la narrativa del greenwashing ha attecchito bene.


Quindi facciamo un passo indietro e partiamo da capo.


Perché ogni sardo dovrebbe essere contrario questa finta transizione ecologica?

Mentre ci raccontano la favola che lo dobbiamo fare il bene del pianeta, la Sardegna sta venendo presa d’assalto da speculatori stranieri.

un’ondata di interessi privati che nel nome dell’ecologia vogliono ricoprire l’isola di impianti eolici e fotovoltaici, per il proprio tornaconto:  il businesses dell’energia rinnovabile è tra i più redditizi in assoluto. 

Decine di società, spesso con capitali sociali ridicoli — mille euro, dieci mila euro al massimo, intestate talvolta a prestanome che, quando non comprano, giocano la carta dell’esprorio. Ovunque in tutta l’isola. Minacciando e intimidendo chi non gli dà ciò che vogliono: I terreni. 

Un atteggiamento dai connotati mafiosi e non a caso, diverse inchieste hanno riportato proprio di infiltrazioni mafiose nel business dell’eolico in Sardegna.

Queste società sono poi Spalleggiate da leggi scritte ad hoc da quel vile affarista che tutti conosciamo, e da amministrazioni comunali vendute.


Nulla di ciò che si sta verificando in Sardegna va nella direzione della tutela dell’ambiente o dell’autonomia energetica dell’isola.

È solo sfruttamento: la nostra terra viene usata, violata, espropriata per generare profitti altrove. E la prova è nei documenti.

Progetti pieni di dati falsatimisurazioni truccate, valutazioni ambientali scritte con i piedi, presentati persino per aree protette o siti archeologici.

Un insulto alla logica, alla legge, e al buon senso. Eppure questi progetti vanno avanti.

Perché chi dovrebbe difendere il territorio — i Comuni, i sindaci — spesso non sa nemmeno di cosa si sta parlando. C’è una profonda ignoranza istituzionale.

Sindaci che non conoscono i confini del proprio comune, che non sanno cosa sia un vincolo paesaggistico. Che firmano “sbadatamente”approvazioni di progetti in cambio di ingenti guadagni personali.

Altri invece resistono, hanno la schiena dritta, ma sono pochi. Troppo pochi.

Nel frattempo, cambiano le leggi per “snellire le procedure”. L’ANEV, associazione che rappresenta le principali imprese del settore eolico, ha esercitato una forte pressione istituzionale sul Decreto Aree Idonee del 21 giugno 2024.

Secondo l’associazione, il decreto concedeva alle Regioni un margine di autonomia eccessivo nel definire le aree idonee e non idonee, all’installazione di impianti eolici e fotovoltaici, generando e rallentamenti nei processi autorizzativi.


E mentre tutto questo succede, testimonianze di diversi insegnanti delle scuole elementari, riferiscono che nelle scuole arrivano i tecnici “esperti”, geologi e ingegneri che spiegano ai bambini che bisogna abituarsi a vedere un paesaggio “diverso”, cambiato, per il bene del pianeta. Perché è bene cominciare a indottrinare i più piccoli , giusto?


Questo sfruttamento, travestito da virtù, si regge su una narrativa 

 ben oliata, quella che fa leva sul senso di colpa collettivo per l’inquinamento del pianeta e che ci vuole complici del nostro stesso saccheggio.

La Sardegna oggi è trattata come una terra di conquista. È la stessa logica coloniale che hanno subito i Palestinesi.


Pensate che i colpevoli siano i colossi delle rinnovabili? Guardate ai sindaci che permettono tutto questo e che al bene dell’isola preferiscono una gonfia buonuscita. Pretendete dalle vostre amministrazioni comunali! Pretendetegli io e chi si sottrae,  fuori!

Se si vuole impedire questo scempio, bisogna combattere chi lo facilita. Regione e comuni.




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