DERMATITE NODULARE CONTAGIOSA: L’ENNESIMA BEFFA

 Dobbiamo continuare a parlarne, perché nulla torna!


La Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease – LSD) è una malattia virale che provoca febbre e noduli sulla pelle dei bovini.

Per contrastarla, la Regione Sardegna ha approvato un piano di vaccinazione obbligatoriaper tutti gli allevamenti bovini, firmato dall’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi e deliberato dalla giunta Todde.


La Regione Sardegna, come denunciato da associazioni di allevatori sardi, ha imposto anche l’abbattimento dell’intera mandria ogniqualvolta anche un solo capo presentasse la malattia.

Tutto ciò, nonostante la bassa mortalità di questa malattia, l’esistenza di cure, già utilizzate in altri paesi, e deroghe che l’autorità competente dovrebbe valutare, relative ad animali di razze rare o di elevato valore genetico — come in questo caso: le vacche bruno-sarde, già iscritte nel libro genealogico per la loro unicità genetica, e che quindi rientrano nei requisiti.


E invece, la maggior parte dei capi abbattuti riguarda proprio questa razza autoctona.

Esattamente come avviene in Valle d’Aosta con la loro razza bruno-alpina.


La bruno-sarda, per la sua genetica, è destinata al territorio sardo.

Non è una razza utilizzata, ad esempio, nei centri d’ingrasso.

rappresenta l’identità agro-pastorale dell’isola.


Eppure, l’autorità sanitaria — che è quella responsabile — emette comunque direttamente il provvedimento di abbattimento.

E la deroga ? Non risulta sia stata neppure valutata.


Nel frattempo, non sono state eseguite analisi all’interno degli stabilimenti da parte dei veterinari ufficiali, gli unici ad avere l’autorità per accedervi.

Tali analisi avrebbero potuto escludere la necessità di abbattimenti indiscriminati, ma forse individuare i capi realmente positivi non è così semplice, proprio a causa del vaccino inoculato.


Stiamo parlando dell’OBP Lumpy Skin Disease Vaccine for Cattle, un vaccino vivo attenuato e non identificato come DIVA (Differentiating Infected from Vaccinated Animals).

Questo significa che non permette di distinguere un animale infetto da uno semplicemente vaccinato.

I test diagnostici attuali non consentono di capire se un capo ha la malattia o ha solo sviluppato anticorpi post-vaccinali.


Ciò complica enormemente il controllo dell’epidemia e le certificazioni necessarie per il commercio.

Inoltre, esiste un rischio di ricombinazione virale, ossia che il virus del vaccino si mescoli con ceppi selvatici, creando nuove varianti potenzialmente più pericolose.

Tra gli effetti collaterali, poi, vi è la “malattia di Neethling”, che provoca noduli simili a quelli della LSD, rendendo ancora più difficile la diagnosi e generando ulteriore confusione.



Mancata sorveglianza e contraddizioni normative


Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH) — Terrestrial Animal Health Code, edizione 2024 — esistono metodi di cattura e identificazione dei vettori mediante tecniche morfologiche e molecolari.

Tuttavia, tali metodiche non risultano mai attuate in Sardegna, rendendo impossibile rilevare e isolare gli agenti patogeni, incluso il virus della LSD.


Nel parere scientifico EFSA adottato il 19 febbraio 2021, relativo alla valutazione delle misure di controllo per le malattie animali di categoria A, si evidenzia che l’uso di vaccini non DIVA non garantisce l’assenza dell’infezione, confermando la difficoltà di gestione dell’epidemia.


A livello normativo, il Regolamento (UE) 2019/6 consente agli Stati di vietare un vaccino se questo:

può interferire con programmi di eradicazione e sorveglianza;

compromette la certificazione sanitaria per gli scambi commerciali;

non è strettamente necessario rispetto ai ceppi circolanti.



Riassumendo


L’assessore alla Sanità e la giunta regionale hanno sostenuto che vaccinare tutti i bovini fosse l’unica strada per ottenere la revoca delle restrizioni europee, garantire la libera circolazione delle mandrie e sbloccare i sussidi.


Ma la realtà, oggi, dice l’esatto contrario:

nonostante la vaccinazione di massa e gli abbattimentii blocchi sono stati mantenuti.


Gli allevatori sardi si trovano così in una doppia trappola:

da una parte, un vaccino non DIVA, che non permette di distinguere un animale infetto da uno vaccinato — rendendo impossibile certificare l’assenza della malattia;

dall’altra, le stesse misure restrittive che si volevano evitare.


È un paradosso amministrativo e normativo.


Il Regolamento (UE) 2019/6 prevede chiaramente che uno Stato possa vietare un vaccino se questo interferisce con la sorveglianza sanitaria o con il commercio.

Eppure, proprio un vaccino con queste caratteristiche è stato reso obbligatorio.

Commenti

Post popolari in questo blog

UNA SCOPERTA SENZA PRECEDENTI OCCULTATA: COME LA SARDEGNA HA SEPPELLITO UN PRIMATE DI 8 MILIONI DI ANNI SOTTO UNA MONTAGNA DI RIFIUTI

ENEL E TERNA: LA SARDEGNA COME CAVIA

NEL SASSARESE, SPECULAZIONE E CONFLITTO DI INTERESSI