I PELLITOS SARDOS


Pellitos sardos: secondo l’accademia
  i guerrieri sardi erano chiamati pellitos sardos poiché "vestiti di pelli" (di pecora, di capra), in quanto questo era l'unico modo per combattere e poter vincere sul nemico. 

Ma è falso!


Come afferma testualmente il Dedola , i dotti nel confezionare queste bestialità, non si sono nemmeno premurati di confrontare i pellitos sardos con i velites romani e con i pel(i)t-astái della Grecia, i quali nel nome pressoché identico erano nient'altro che 'assalitori muniti di aste” ossia di lance.


Livio scrive Pellitos Sardos, non Sardos Pellitos, e già questa costruzione fa meditare. Fatto sta che ogni storico, ogni filologo, ogni latinista ha sempre interpretato il liviano Pellitos Sardos come ‘Sardi vestiti di pelli’, peraltro generalizzando, ossia propalando al mondo che Livio voleva intendere che “i Sardi vestivano tutti con pelli di pecora o di capra”. 


Ma questa, oltre ad essere una illecita generalizzazione, è una traduzione volutamente collegata soltanto al lat. pellis ‘pelle’1 nonostante altre traduzioni disponibili. Questa uni-direzionalità interpretativa ha prodotto un epiteto assai banale poiché il vestirsi di pelle – dappertutto nel mondo – non fu mai costume nazionale, per quanto fosse uso normale in Mongolia come a Sumer, tra i Vikinghi e tra gli Ebrei, in Sardegna e persino a Roma, dove indossavano notoriamente la pelle, e non solo i pastori.


Nel tentativo di chiarire l’intera questione, il primo ostacolo da rimuovere è il cognome sardo Pillitu, guarda caso identico all’epiteto liviano pellitus. poiché ogni cognome non è altro che un antico nome personale, pure il cognome sardo PiliPilo, che contiene lo stesso radicale del cognome Pillitu e del liviano Pellitus.


Pilo ha la stessa base del lat. pīlum ‘giavellotto d’assalto’ (era la micidiale asta romana per l’uso ravvicinato, usata un attimo prima del corpo-a-corpo): è arduo trovargli un altro significato. Con tutta evidenza, in origine Pilo fu un nome sardo virile, non necessariamente provenuto da Roma. Connesso a questo radicale va citato anche il verbo lat. pellĕre ‘battere, percuotere, colpire’. Ma vedi anche il camp. impellidóri ‘attizzatoio del fuoco’.


Lo storico latino Livio distingue due gruppi di Sardi: quelli già uniti ad Amsicora (non-pelliti) e quelli che egli va a cercare altrove (i Pelliti), evidentemente guerrieri esperti, diversi per ruolo e posizione sociale dai contadini e pescatori dell’Arborèa.


L’interpretazione tradizionale dei Pelliti come “vestiti di pelli” è limitante e basata sull’assunto errato che il sardo derivi dal latino. In alternativa, si propone un confronto con i velītesromani, truppe leggere d’assalto, notando somiglianze fonetiche e semantiche (pīlum → armi da lancio). Tuttavia, non si sostiene una derivazione diretta da velītes, bensì l’esistenza di una radice comune più antica, con origine plausibile nell’egiziano arcaico.


Nel lessico egizio si trovano termini come pertiperāper ḥa-t che indicano guerrieri, attaccanti, uomini audaci e soldati professionisti, molto affini semanticamente a Pelliti. Questo spiegherebbe anche la presenza in Sardegna di cognomi come PillituPiloPiliPiraPiras, riconducibili a questa radice guerriera, con variazioni fonetiche dovute all’alternanza L/R tipica delle parlate locali sarde.


Infine, si ipotizza che i Pelliti cercati da Amsicora si trovassero nei territori montani dei Barbaricini, cioè gli Ilienses, dove si conservava ancora una forte tradizione marziale. 


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