IL CASO SACCARGIA: 27 NUOVE PALE EOLICHE DA 180 METRI A RIDOSSO DELL’ANTICA BASILICA
Basilica di Saccargia: uno dei simboli più importanti della Sardegna.
Un patrimonio che appartiene a tutti noi.
Eppure un progetto approvato dal Consiglio dei Ministri rischia di cambiarne per sempre il paesaggio. Il 10 marzo 2022 è stato dato il via libera al potenziamento del parco eolico Nulvi–Ploaghe. Il progetto prevede la sostituzione delle 51 pale eoliche esistenti, alte 76 metri, con 27 nuove torri da circa 180 metri. Una vera e propria muraglia di acciaio e cemento accanto alla Basilica di Saccargia.
Non solo: i vecchi basamenti in cemento delle pale esistenti non verranno rimossi. Resteranno sottoterra, ricoperti da appena un metro di terra. Questo è stato definito “ripristino ambientale”. In realtà significa lasciare tonnellate di cemento sepolte nelle campagne di Saccargia.
Il 20 maggio 2025 il Coordinamento Gallura e il Comitato Sarcidano hanno inviato a tutti gli enti competenti (Presidenza del Consiglio, Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica, Ministero della Cultura, Regione Sardegna) una richiesta di annullamento in autotutela del progetto, codice procedura 4230.
La stessa richiesta è stata poi inoltrata ai 16 parlamentari sardi, chiedendo sostegno e presa di posizione. Le risposte? Pochissime.
Tre parlamentari hanno risposto: Francesca Ghirra ha presentato un’interrogazione parlamentare, ma poi tutto è rimasto fermo. Giovanni Satta e Antonella Zedda hanno promesso di occuparsene, ma senza sviluppi concreti. Dalla Regione Sardegna invece: silenzio assoluto.
Per questo il Coordinamento Gallura ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Sassari, il 30 luglio 2025, che prosegue l’azione avviata con la richiesta di annullamento.
Intanto, i volontari dei Comitati hanno analizzato a fondo il progetto e hanno scoperto un fatto gravissimo: l’analisi sulle misurazioni del vento, su cui si basa l’intera autorizzazione, è falsa e inattendibile.
Non è mai stata condotta una vera campagna di misurazione del vento nel sito, alla quota prevista per i nuovi aerogeneratori, come invece richiedono le norme internazionali e le Linee guida italiane del 2010. I dati usati risalgono in parte al 2009, sono incompleti e non coerenti con il nuovo progetto.
Il coefficiente di Wind Shear, cioè il parametro che serve a stimare la velocità del vento in altezza, non è stato né calcolato né validato.
A individuare queste gravi incongruenze è stato il tecnico-matematico-statistico Agostino Conti, membro del Coordinamento Gallura.
In assenza di dati reali, la società proponente – ERG Wind Sardegna S.r.l. – ha utilizzato i dati storici del vecchio impianto, applicandoli a un procedimento matematico privo di qualsiasi rigore scientifico. Una scorciatoia che ha prodotto numeri del tutto inattendibili.
Non solo: nelle simulazioni ufficiali presentate per valutare l’impatto paesaggistico, la Basilica di Saccargia è stata rimossa dalle mappe, per ridurre artificialmente la percezione dell’impatto visivo. Una manipolazione evidente.
La legge è chiara: per autorizzare un parco eolico servono almeno dodici mesi di dati reali, raccolti in loco e alla quota delle pale previste. Nulla di questo è stato fatto. E qui si arriva al punto centrale:
L’inattendibilità dell’analisi sulle misurazioni del vento non solo non prova l’idoneità dell’impianto a sorgere in quel sito, ma impedisce anche di valutare in modo realistico e diretto il rischio di massima gittata (come stabilito dal DM 10/09/2010).
Questo significa che non è stato rispettato né il principio di precauzione né quello di sicurezza ambientale (D.Lgs. 152/2006), violando le condizioni minime di sicurezza e incolumità.
Il favore espresso dalla Presidenza del Consiglio alla costruzione dell’impianto – dando priorità all’interesse produttivo rispetto alla tutela del paesaggio – risulta quindi viziato fin dall’origine, perché fondato su documenti falsi.
Pertanto, l’inattendibilità dell’analisi sulle misurazioni del vento, in palese violazione di legge (DM 10/09/2010), rende nulli tutti gli atti autorizzativi successivi.
Eppure, su questa relazione inattendibile, il Consiglio dei Ministri ha espresso il Giudizio di Compatibilità Ambientale n. 3136 del 2019, poi confermato nel 2022.
Questo caso non riguarda solo Saccargia.
Riguarda il principio stesso di legalità: un progetto così impattante non può essere approvato senza basi scientifiche serie.
Riguarda la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale della Sardegna, come sancito dall’articolo 9 della Costituzione.
Riguarda la trasparenza e l’onestà verso i cittadini, che non possono accettare una transizione ecologica costruita su dati falsi.
Per questo il Coordinamento Gallura, e anche tutti i sardi dovrebbero, chiede l’annullamento immediato della delibera del 10 marzo 2022 e del relativo Giudizio di Compatibilità Ambientale.
Non si tratta di essere contrari alle energie rinnovabili.
Si tratta di essere contrari a progetti sbagliati, costruiti su interessi privati e su dati manipolati, che devastano il territorio senza alcuna vera sostenibilità.
La Sardegna non è terra di conquista.

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