LE ORIGINI DEL SARDO
I. L'Antichità Sconosciuta della Lingua Sarda
La lingua sarda non è un semplice relitto latino, ma un fossile linguistico vivente le cui radici affondano in un passato remoto, molto prima che Roma nascesse. I dati parlano chiaro: il sardo era parlato già nel 1600 avanti Cristo, ben 750/800 anni prima della fondazione dell'Urbe. Questa arcaicità è palesata dai toponimi (i nomi dei luoghi) dell'isola, che conservano tracce inequivocabili dello stato linguistico originale preromano.
Per affrontare l'indagine storica su queste lingue, la filologia moderna ha ora a disposizione uno strumento rivoluzionario: i dizionari sumerici e accadici, completati grazie agli sforzi congiunti di molte università. Nonostante permangano opacità (con oltre il 10% del sumerico e dell'accadico-assiro-babilonese ancora da tradurre), la consultazione di queste fonti antiche si rivela indispensabile per superare i limiti che, fino a pochi anni fa, hanno condizionato negativamente il metodo etimologico.
II. La Critica al Metodo e le Pregiudiziali Accademiche
Il pensiero accademico ha sinora imposto due principali "fangosità" che ne bloccano il progresso:
1. La Pregiudiziale Latina: L'indagine etimologica sulle lingue tirreniche e della costa nord-mediterranea viene stabilita a priori fino al livello della lingua latina. Ciò equivale a rinunciare al criterio storicistico, ammettendo che prima di Roma la storia linguistica non esistesse o fosse inconoscibile. Lo scavo etimologico, invece, deve imitare quello archeologico, procedendo fino al livello più arcaico possibile per trovare le radici originarie di un vocabolo.
2. La Pregiudiziale Ariana/Indo-Germanica: Affermare de imperio che la storia delle lingue abbia una prospettiva di soli 2000 anni significa rinunciare a capire l'evoluzione del linguaggio mediterraneo, che è antico quanto la presenza dell'uomo in questo bacino. L'idea di un idioma "indo-germanico" sortito dalle pianure ghiacciate del Nord (Ucraina/Kazakistan) è insostenibile, poiché l'Homo sì mosse sempre dalle zone non glaciali, risalendo da Sud lungo le valli dei fiumi (Rodano, Danubio, ecc.).
Queste pregiudiziali sono il risultato di una scelta arbitraria delle Accademie, che hanno voluto la separatezza degli studi semitistici da quelli chiamati "indogermanici", introducendo un preconcetto ideologico nel metodo.
III. La Durata e la Resistenza delle Lingue Mediterranee
La storia del Mediterraneo non fu mai caratterizzata da "rotture linguistiche traumatiche". Le spinte imperialiste, inclusa quella romana, non poterono decretare la morte di una lingua. Le dimostrazioni abbondano:
• L'Ostilità Sarda: Duecento anni dopo l'invasione romana, Cicerone denunciava che la Sardegna non aveva nemmeno una città amica del popolo romano (Pro Scauro). Se l'ostilità era così palese nei centri urbani, essa era ancora più marcata nelle aspre montagne (il 70% del territorio), dove il contatto con la cultura latina era minimo.
• La Pluralità Italica: I censimenti di Cesare Augusto mostravano una penisola composta da 32 popoli che parlavano, fino a prova contraria, 32 lingue (più quelle di Sicilia e Sardegna).
• La Lingua di Malta: L'apostolo Saulo di Tarso, naufragato a Malta, fu salvato da residenti che parlavano una "lingua barbara" (né greca, né latina), ma in realtà semitica, che si conservava pura nonostante l'isola fosse romana da centinaia d'anni.
• La Resistenza Religiosa in Sardegna: Ancora nel VI secolo d.C., i Barbaricini (i tre quarti dei Sardi) erano pagani (adoravano ligna et lapides, Lettere di Papa Gregorio). Solo la religione, predicata nella lingua materna, è in grado di operare, con un lento processo di secoli, dove fallisce il potere politico. Quando il capo Ospitone aderì al cristianesimo per salvare il suo popolo dalle armi bizantine, la lingua sarda rimase indenne. Non c'era ragione perché un popolo cancellasse la propria lingua a vantaggio di un invasore che, all'epoca di Ospitone, si esprimeva per di più in greco-bizantino, non in latino.
IV. L'Ipotesi dell'Ursprache e l'Evidenza Sumerica
Gli studi antropologici confermano la presenza umana nel Mediterraneo sin dai tempi del Neanderthal e del Cro-Magnon. Questi uomini parlavano e nominavano le cose, il territorio, le persone. La teoria nichilista che parlassero lingue inconoscibili è generata dalle pregiudiziali "latina" e "ariana".
In verità, gli uomini del Paleolitico parlavano una sola lingua: la Lingua Mediterranea, sebbene fosse pluri-articolata.
La Glottologia ha sempre riconosciuto che le prime formazioni lessicali dell'Homo furono essenzialmente monosillabiche. Ed è qui che il sumerico offre la sua prova schiacciante: restituita dalle tavolette cuneiformi, il sumerico è la lingua che si articolava proprio a monosillabi.
Perseverare a non indagare quanta storia linguistica mediterranea sia ancorata al sumerico è inaccettabile, poiché questa lingua costituisce "l'altra metà del mondo" linguistico. L'indagine dimostra che la lingua (cosiddetta) sumerica era parlata ab origine in un'area molto vasta che comprendeva:
• Il Mediterraneo centrale (punto focale).
• La lingua egizia.
• Le lingue riesumate in Mesopotamia.
• Le lingue di Canaan, l'ugaritico, il fenicio, l'ebraico.
• Le lingue italiche, celtiche meridionali e iberiche.
Questa vasta diffusione è spiegata dal movimento antropologico: l'uomo e il linguaggio discesero dall'Altopiano Etiopico lungo il Nilo e si mossero a tenaglia lungo le coste mediterranee (ad ovest verso Cartagine e ad est verso Canaan), chiudendo il cerchio sulle isole centrali (Corsica-Sardegna) in tempi di glaciazioni e mari bassi.
V. Il Lessico Rivelatore: Tracce dell'Antichità nel Moderno
Migliaia di parole che consideriamo "nordiche" o di origine ignota provengono in realtà dal bacino sumero-accadico. Ciò capovolge l'intera prospettiva.
1. Nomi Geografici e Popoli
• Alpi (ted. Alb): Non solo da alba o ice (akk. ḫalpû), ma dal sumerico ar-bar che significava "preghiera al Folgorante" (il Sole) o "preghiera dell'apertura (del giorno)", riferendosi al "saluto al Sole" paleolitico.
• Punti Cardinali: I nomi internazionali dei punti cardinali sono in realtà composti sumerici che riflettono antichi miti:
• Sud: Sum. šud 'preghiera' (al Sole allo zenith).
• Ovest (West): Sum. u-eš-de 'sepolcro del Creatore dell'Universo'.
• Nord (Norte): Sum. nu-ra-du 'prigione del Sole' (dove il Sole veniva imprigionato dal Dio della Notte).
• Fiumi: Molti idronimi hanno base sumero-accadica: Po (sum./akk. pû 'bocca', intesa come 'sorgente'), Reno (akk. reḫûm 'versare' + ēnu 'sorgente').
• Popoli Nordici:
• Normanni: Sum. nur-man 'guerrieri della Terra della luce' (Quelli delle aurore boreali).
• Germani: Akk. gēr-mānu 'fiero popolo delle foreste'.
• Danesi: Akk. daʼānu 'potere, forza'.
L'enorme massa di radicali sumerici e accadici costituì una "banca-dati" da cui i popoli attinsero. Tuttavia, i singoli popoli elaborarono i propri vocabolari secondo esigenze peculiari, dando vita a invenzioni autonome.
La lingua sarda ha prodotto voci che non esistono altrove nel Mediterraneo:
• Áere/Ái (avere): Non deriva dal lat. habēre (che ha base nel sum. ḫabum 'animale') ma dal sum. ab 'cow' (vacca), l'animale per antonomasia che definiva il peculium (la ricchezza).
• Càmminu de Roma (Via Lattea): Wagner si limitò all'interpretazione letterale "Cammino di Roma". Ma la soluzione più arcaica si basa sul sum. rub-ma 'cammino incendiato', che riflette la visione mitica della Via Lattea come un immenso sentiero di fuoco, dimostrando che i Sardi avevano nozioni astronomiche prima di Roma.
• Pèttene (pettine): Il latino pecten non basta. La radice finale è akk. peḫ-ṭênu 'macina che blocca, sblocca (un corpo estraneo)', risalendo all'epoca in cui la macina a mano (che si muoveva avanti-indietro come un pettine) era usata per liberare il grano e, per metonimia, il pettine era l'ausilio per ripulire la testa dai pidocchi.
• Cùa (civetta/gufo): Voce assente nei dizionari mediterranei, è sopravvissuta solo in Sardegna e deriva dall'akk. ḫū’a 'civetta, gufo' (il cui atto del nascondere diede origine al verbo cuare, nascondere).
Riconoscere l'eredità della Koiné Mediterranea e la profonda base sumerica del sardo è l'unico modo per dissolvere le pregiudiziali e comprendere appieno l'evoluzione e l'unità di un linguaggio arcaico che ci appartiene.

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