LA SARDEGNA ABBATTE I SUOI BOVINI, NAPOLI INCASSA SULLO SMALTIMENTO

C’è un’epidemia che colpisce i nostri bovini, e la Regione stanzia milioni per abbatterli, trasportarli e smaltirli. Fin qui, tutto logico. Ma ecco la beffa: tra le aziende affidatarie spunta una società napoletana.

Tradotto: i bovini sardi, allevati in Sardegna, abbattuti in Sardegna, verranno caricati su camion, traghetti e chilometri di asfalto… per andare a finire a Napoli.


E allora ci chiediamo: perché?

Perché la Sardegna non ha strutture proprie? Perché ogni emergenza sanitaria, ogni crisi, ogni affare da milioni di euro deve diventare occasione per ingrassare ditte di fuori?

Non esistono aziende sarde capaci di gestire smaltimento e trattamento? Non esistono impianti isolani che possano occuparsene senza trasformare i nostri animali in una processione funebre verso il Continente?


Il risultato è un doppio danno: 

Economico, perché i soldi pubblici destinati alla nostra terra vengono drenati fuori.

Ambientale e sanitario, perché trasportare carcasse infette attraverso il mare non è esattamente una garanzia di contenimento epidemiologico.


È l’ennesimo esempio di come la Sardegna venga trattata come colonia: alleviamo qui, soffriamo qui, paghiamo qui… e alla fine qualcun altro incassa.

La vera domanda non è “chi ha vinto l’appalto?”, ma perché non si è mai pensato di dotare la Sardegna di impianti autonomi, efficienti e pubblici, in grado di chiudere il ciclo sanitario e produttivo all’interno dell’isola?


Finché la risposta sarà il silenzio, o peggio la solita logica dell’appalto d’urgenza con ditte di fuori, allora saremo sempre noi a pagare. E a veder partire le nostre risorse – vive o morte – verso il Continente.

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