POCOS LOCOS Y MAL UNIDOS: NON CI APPARTIENE
Il filosofo inglese Francesco Bacone li chiamava Idola fori:pregiudizi, luoghi comuni, che nascono dall’ignoranza e si tramandano nel tempo. Uno dei più duri? Che la lingua sarda sarebbe grezza, arretrata, premoderna.
Ma DOVE NASCE QUESTO PREGIUDIZIO?
Scava scava, e scopri che non nasce dal popolo.
Non nasce dalla piazza. Nasce dall’alto.
Nel 1848, Carlo Baudi di Vesme, inviato da Carlo Alberto,
scrive una memoria sulla Sardegna.
E propone di proibire severamente l’uso dei dialetti sardi per incivilire quella nazione.
Tradotto: via il sardo, resta solo l’italiano, per “renderci civili” insomma. E da lì il refrain: “il sardo è arretrato”.
Lo abbiamo ripetuto anche noi stessi.
Poi c’è il famoso detto:
POCOS, LOCOS Y MAL UNIDOS
Altro pregiudizio tossico: i sardi sono pocos, locos y mal unidos.
Viene da sempre Attribuito a Carlo V?
Ma è Falso. Mai scritto da lui. Carlo V in Sardegna ci passò due volte, e per poche ore, solo per fare scalo nelle sue spedizioni militari. Chi lo disse davvero fu Martin Carrillo, visitador del Regno di Sardegna.
Scrisse: “Il catalano e lo spagnolo si parlano nelle città. Il sardo, nei villaggi.”
E li definì: pocos, locos y mal unidos…
Ma si riferiva alla frammentazione linguistica, non al popolo sardo.
Eppure quel giudizio è rimasto. E ha fatto danni.
Gravi. Psicologici. Culturali. Ci ha dato vergogna, bassa autostima e rassegnazione.
E Sì, i sardi erano e sono pocos. Ma non deboli.
Locos?
Dipende dai punti di vista: forse non ne si comprendeva la cultura, il temperamento; e quel mal unydos, si riferiva alle distanze che c’erano tra i paesi e alle differenze culturali e linguistiche che caratterizzano l’isola e che sono una ricchezza mal compresa, di cui dovremmo andare fieri.
La creatività popolare, l’ingegno, e in generale la cultura furono repressi da secoli di tentato dominio: romani, catalani, spagnoli, piemontesi. Che nonostante tutto, MAi riuscirono ad annientarci.
Perché è così! La Sardegna non fu mai annientata.
Lo dice anche lo storico Piero Meloni: fu una delle ultime terre a subire la pax romana, e resistette. Si rigenerò.
Tornò indipendente coi Giudicati e poi ancora, alla fine del ‘700,
una rivoluzione popolare, antifeudale, nazionale. I sardi si ribellarono. E alzarono la schiena.
Malgrado i continui tentativi di distruzione dello spirito di solidarietà. Nessuno ci riuscì. Basta pensare a s’ajudu torrau.
A sa ponidura/paradura. Quando un pastore perdeva tutto,
gli altri gli regalavano una bestia giovane
per ricostruire il gregge: una vera rete solidale, senza obblighi,
solo comunità. E lo nota pure La Marmora,
che lo definì un uso “antichissimo e degno di nota”.
Nonostante la marginalità, la Sardegna ha saputo resistere e trasformarsi. Ha assorbito gli influssi esterni, ma ha prodotto una cultura unica nel Mediterraneo:
tecnica, artistica, musicale, materiale. Murales, affreschi, ceramiche, tessiture, sculture…
Una ricchezza straordinaria. Ma soprattutto, c’è la lingua: che non è un fossile, è spia dell’identità, substrato di civiltà. Viva e resistente
si apre al mondo senza scomparire.
I veri “locos”…
sono quelli che ancora credono il contrario.

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