VACCINI OBBLIGATORI E MINACCE DI SANZIONI, COSÌ LO STATO PARLA AGLI ALLEVATORI
Arriva nero su bianco la notifica dell’ASL di Oristano riguardo al “Piano di vaccinazione ufficiale obbligatoria” contro la dermatite nodulare contagiosa dei bovini. Una lettera dal tono burocratico e freddo, ma che, letta con attenzione, trasuda tutta l’arroganza di un sistema che tratta gli allevatori più come sudditi da disciplinare che come lavoratori da tutelare.
Il documento, firmato dalla Struttura Complessa di Sanità Animale, ordina all’allevatore di rendersi disponibile in una data precisa per la vaccinazione, imponendo la presenza di tutti gli animali e minacciando, in caso contrario, conseguenze pesanti. Nessun accenno a un dialogo, nessun riconoscimento delle difficoltà pratiche o delle perplessità degli operatori del settore: solo disposizioni e obblighi, condito da un linguaggio che sembra uscito da un manuale militare più che da un servizio sanitario.
La parte più inquietante è quella che elenca le “spiacevoli conseguenze” in caso di rifiuto: multe salatissime dai 2.000 ai 20.000 euro, blocco ufficiale dell’allevamento e limitazioni sulle movimentazioni degli animali. In altre parole, chi non si piega viene messo in ginocchio economicamente e professionalmente.
È questa la concezione di sanità pubblica? Una “cura” imposta con il manganello normativo, che ignora le ragioni e le preoccupazioni di chi vive a contatto diretto con gli animali?
Il linguaggio del documento tradisce un approccio punitivo più che sanitario perché
Dietro la retorica della “sicurezza sanitaria” si intravede un meccanismo di pressione che porta gli allevatori verso un vicolo cieco: prima la vaccinazione imposta, poi – come spesso accade – il rischio concreto di abbattimento dei capi in caso di sospette infezioni o complicazioni. Una logica che spinge chi vive del proprio bestiame a una resa forzata, senza alternative.
l’ennesima dimostrazione di come gli allevatori sardi vengano trattati come manodopera da disciplinare, non come pilastri di un settore economico e culturale vitale per l’isola.
Questo documento non è semplicemente una comunicazione sanitaria: è il simbolo di un rapporto sbilanciato, dove l’istituzione impone e punisce, e dove il cittadino che si trova in una situazione di vulnerabilità, viene trattato come un ingranaggio da controllare.
La vera domanda da porsi è: siamo sicuri che questi metodi vessatori da parte dello Stato, non gli si ritorceranno contro prima o poi?
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