ECOINGANNO
La sorpresa, o forse la conferma per chi nutriva già dei dubbi, arriva da un pulpito insospettabile: la televisione pubblica tedesca ZDF.
Proprio l’emittente che per anni ha raccontato con entusiasmo la transizione energetica tedesca, l’Energiewende, oggi comincia a interrogarsi criticamente su alcuni suoi effetti collaterali.
In un recente servizio del programma “frontal”, la ZDF ha affrontato una questione finora rimasta ai margini del dibattito pubblico: cosa accade quando le turbine eoliche giungono a fine vita.
La risposta non è semplice, e mostra che la sostenibilità di questi impianti presenta limiti tecnici ed economici che la comunicazione ufficiale ha spesso sottovalutato.
Le pale eoliche, infatti, devono essere contemporaneamente leggere e resistenti, una combinazione che si ottiene grazie a materiali compositi come resine epossidiche, fibre di vetro e di carbonio, e additivi chimici vari.
Questa stessa complessità, tuttavia, rende molto difficile il loro riciclo. Le stime più accreditate indicano che, attualmente, solo una parte limitata delle pale dismesse viene effettivamente recuperata, mentre una quota consistente viene smaltita in discariche controllate o in cementifici.
Non è chiaro con precisione quante tonnellate siano destinate a un tipo di trattamento o all’altro, poiché i dati variano da Paese a Paese e molti sono ancora in fase di aggiornamento.
Ciò che è certo è che la separazione dei materiali risulta costosa e tecnicamente impegnativa, e che le soluzioni di riciclo su larga scala sono ancora in sviluppo.
Un altro aspetto sollevato dall’inchiesta riguarda l’erosione delle pale durante il funzionamento. È noto che le estremità delle pale possono raggiungere velocità di centinaia di chilometri orari, e che pioggia, polvere e altre particelle atmosferiche ne consumano gradualmente la superficie. Alcuni studi, ancora in corso, suggeriscono che questa usura rilascerebbe nell’ambiente microparticelle di materiali compositi.
Le ricerche preliminari ipotizzano la possibile presenza di sostanze come Bisfenolo A o PFAS — noti inquinanti industriali — in alcuni componenti delle pale. Le prove di un rilascio significativo durante l’uso o lo smaltimento sono per ora limitate.
Le autorità europee e gli istituti ambientali raccomandano ulteriori monitoraggi, ma per il momento non classificano le turbine eoliche come una fonte di contaminazione da PFAS.
Il servizio della ZDF mette poi in luce il lato economico della questione, evidenziando che in Germania — come in altri Paesi europei — il ciclo di vita degli impianti eolici è fortemente condizionato dal sistema dei sussidi pubblici. Dopo circa vent’anni, infatti, gli incentivi scadono e i costi di manutenzione aumentano, spingendo le aziende a smantellare le vecchie turbine per sostituirle con modelli più recenti, spesso nello stesso sito.
Questo meccanismo, che consente di accedere a nuovi sussidi, è stato effettivamente confermato da operatori del settore intervistati dalla ZDF, ma va ricordato che non riguarda uniformemente tutto il comparto: alcune aziende prolungano la vita utile degli impianti attraverso programmi di “repowering” o manutenzione avanzata.
È però innegabile che la struttura degli incentivi, se non accompagnata da regole più rigorose sul fine vita, può generare distorsioni e accumulo di rifiuti quasi impossibili da gestire.
Resta aperta la questione della gestione sostenibile delle pale dismesse, e dei rischi associati alla dispersione di microplastiche o sostanze chimiche persistenti. Si tratta di rischi non ancora quantificati in modo definitivo, ma che meritano attenzione.
L’inchiesta della televisione tedesca non nega i vantaggi della transizione energetica, bensì ne mostra le contraddizioni: un sistema che ha privilegiato la crescita rapida e i sussidi, senza pianificare adeguatamente la fase finale del ciclo industriale e i reali impatti sull’ambiente. Non è da confondere l’idea di “energia pulita” con l’assenza di problemi ambientali, se questa viene gestita senza visione a lungo termine e con l’unico e solo scopo di un guadagno certo, dai connotati nobili, a discapito di tutto.

Hai dimenticato di dire che in quella trasmissione i professori indipendenti intervistati sconsigliano di mangiare cozze e fegato di cinghiali perché sono stati contaminati dai miliardi di polverine velenose che i ritiri rilasciano in mare e in terra...
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