IL COMUNE DI UTA SI VENDE PER POCHE BRICIOLE: MILIONI AI PRIVATI FINO AL 2043
Il Comune di Uta, in provincia di Cagliari, ha recentemente prorogato fino al 2043 la convenzione con la società privata Energia Verde S.r.l. per la gestione dell’impianto eolico di Macchiareddu, inaugurato ormai vent’anni fa. Il quadro è sempre lo stesso: si privilegiano interessi privati a scapito della comunità.
Già nel documento originale del 2003, si nota come il Comune abbia concesso a Energia Verde S.r.l. diritti di superficie e servitù su terreni privati per vent’anni, con possibilità di proroga fino a ulteriori nove anni. La scrittura privata firmata da Efisio Marongiu per il Comune e da Armando Corona, presidente della società, autorizzava la realizzazione, l’esercizio, la gestione e la manutenzione dell’impianto, prevedendo un canone annuo pari allo 0,6% del fatturato dell’energia prodotta, al netto di IVA.
Questo canone doveva compensare anche l’occupazione dei terreni, le servitù elettriche, l’uso delle strade di accesso e i disagi legati all’impianto.
Confrontando questi numeri con i dati reali degli ultimi cinque anni, emerge la gravità della situazione: il Comune ha incassato meno di 19.000 euro in totale. Una cifra irrisoria se si pensa alla dimensione dell’impianto, alle 14 turbine installate e al fatturato presumibiledell’energia prodotta.
la cosiddetta “ricchezza” generata sul territorio non arriva praticamente mai nelle casse comunali.
E c’è di peggio. Nel rinnovo della convenzione avvenuto tra il 2023 e il 2024, il Comune ha mantenuto la stessa percentuale dello 0,6%, come se nulla fosse accaduto in vent’anni di evoluzione del mercato energetico e inflazione. Se avesse invece aggiornato le condizioni portando il canone almeno al 3% del fatturato, il Comune avrebbe potuto incassare oltre 90.000 euro nello stesso periodo. Una differenza enorme, che da sola basterebbe a finanziare servizi locali, manutenzioni o progetti comunitari.
Non sorprende che la scrittura privata metta al riparo la società da qualsiasi responsabilità, trasferendo sul Comune ogni rischio legato all’impianto
senza alcuna garanzia reale di benefici economici significativi per la comunità.
La scrittura privata evidenzia inoltre come il Comune non si sia imposto per tutelare il territorio e i proprietari locali, che tra l’altro si erano detti favorevoli all’impianto, convinti che avrebbe portato benefici e ricchezza nella zona — aspettative oggi del tutto disattese. Non si è imposto nemmeno per far rispettare dei minimi di introito che avrebbero potuto garantire un ritorno reale alla collettività.
Energia Verde S.r.l., come molte altre società simili, ha un capitale sociale di soli 10.000 euro, eppure gestisce un impianto che produce energia per milioni di euro di fatturato. La disparità è evidente: pochi euro per il Comune, grandi ricavi per i privati.
Il rinnovo della convenzione è la conferma di un modello in cui la gestione delle risorse energetiche, pur essendo formalmente di interesse pubblico, viene di fatto privatizzata, mentre i ritorni per la comunità rimangono simbolici. Gli atti notarili e le delibere mostrano un meccanismo complesso, fatto di diritti di superficie, servitù, canoni irrisori e clausole di esonero, che garantisce alla società privata quasi totale libertà operativa e ricchezza, lasciando al Comune e ai cittadini solo le briciole.
Il comune avrebbe potuto e dovuto esercitare un ruolo più incisivo nella negoziazione, ma ha scelto invece di accettare condizioni che oggi si rivelano palesemente svantaggiose per la comunità, ma che garantiscono un introito certo, quasi offensivo, da terzo mondo.

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