LUSSU: IL MITO DA RIDIMENSIONARE
Emilio Lussu è ricordato da molti come eroe, autore di “Un anno sull’altipiano” e “Marcia su Roma e dintorni”, nonché fondatore del Partito Sardo d’Azione e figura centrale dell’antifascismo. Tuttavia, il suo ruolo nella storia politica sarda è ben più ambiguo di quanto la mitologia popolare suggerisca.
Assieme a Camillo Bellieni, Lussu contrastò apertamente l’indipendentismo. Per entrambi, la rinascita dell’isola doveva avvenire dentro lo Stato italiano, non fuori. Eppure, al rientro dalla Prima guerra mondiale, i contadini sardi che avevano combattuto in trincea aspettavano da Lussu un segnale per rivendicare la terra promessa e ribaltare un ordine ingiusto. Quel segnale non arrivò mai.
Nel 1926 Gramsci invitò Lussu e Bellieni a ripensare la “questione sarda” in chiave nazionale. La risposta fu netta: per Lussu la nazione sarda era già fallita. Bellieni confermò la stessa visione.
Dopo la Seconda guerra mondiale, Lussu divenne uno dei protagonisti del dibattito costituzionale. Da federalista, dichiarò di volere per la Sardegna “un leone”, uno Statuto forte e realmente autonomo. Alla fine accettò invece “un gatto”. È lo Statuto ancora vigente, con tutti i suoi limiti ben visibili oggi. Anche per queste scelte, la Sardegna si ritrova oggi a combattere con strumenti spuntati contro la speculazione energetica.
Rimane quindi difficile comprendere perché una parte dell’indipendentismo moderno continui a richiamarsi a figure che, come Lussu e Bellieni, si opposero esplicitamente all’idea stessa di indipendenza.

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