QUANDO LA NARRAZIONE POLITICA SI SCONTRA CON I FATTI
La Presidente Todde, giovedì 27 novembre 2025 ha rilasciato un video sui suoi canali social, in cui espone argomentazioni riferite a leggi volte a difendere il suo operato e quello della sua amministrazione, a dir poco parziali, omissive,
e in più punti tecnicamente inaccurate.
Partiamo dall’ articolo che viene tirato in causa: l’articolo 20 coma 4 del decreto Draghi. La presidente todde sostiene che tale legge attribuisca alle Regioni la competenza esclusiva nella definizione delle aree idonee alle rinnovabili. Questa affermazione è falsa o, nella migliore delle ipotesi, decisamente parziale.
Il DL 77/2021 prevedeva sì un ruolo regionale, ma all’interno di una cornice nazionale definita dal MITE e dal PNRR. Le Regioni potevano intervenire, ma entro limiti chiari: linee guida nazionali obbligatorie, obiettivi fissati dallo Stato e potere sostitutivo statale in caso di inerzia. Altro che autonomia piena: era autonomia condizionata e subordinata.
La presidente tira poi in ballo il decreto Meloni, sostenendo che violi
l’articolo 14 dello Statuto sardo in materia di aree militari. Anche questo non corrisponde alla realtà: L’articolo riguarda i beni dismessi, non le aree non utilizzate quotidianamente. Le servitù militari restano beni dello Stato finché non vengono formalmente dismesse. Senza un atto ufficiale di dismissione, il Governo può destinare temporaneamente quelle aree ad altri usi.
Si parla poi della L.R. 20 come di una “legge partecipata”. Anche qui, i dati raccontano altro: l’ANCI Sardegna ha dichiarato la consultazione insufficiente. Che qualche sindaco isolato l’abbia sostenuta e che qualcuno abbia pensato ingenuamente che la legge 20 potesse essere effettivamente efficace, non trasforma una legge poco condivisa in un grande esempio di partecipazione popolare. La partecipazione popolare c’è stata si, ma verso una legge che la presidente Todde ha ignorato.
Un altra cosa che la presidente ignora, è che negli ultimi due anni decine di comitati sardi hanno presentato ricorsi al MASE, alla Procura, al TAR, denunciando dati di ventosità falsati, mappe modificate, impatti paesaggistici occultati e conflitti di interesse nelle società proponenti. Molti di questi ricorsi non hanno ricevuto risposta, le autorizzazioni sono andate avanti grazie al silenzio-assenso regionale, dunque anche qui, l’omissione dei fatti è palese.
Poi si tira fuori il fatto che “i sardi non sono contro la transizione energetica”. Nessuno lo è: qual è l’utilità di affermare una tale banalità, se non quella di infarcire un discorso che vacilla, di uno slogan piuttosto basico?
Il problema non è la transizione, ma l’overload. Le normative oggi costringono la Sardegna a produrre sei volte il proprio fabbisogno, per chissà chi, trasformando l’isola in una colonia energetica, sventrandola da nord a sud per progetti mostruosi, come il Tyrrhenian Link, su cui i sardi non sono certo stati interpellati e i quali anzi devono fare i conti con l esproprio delle proprie terre.
Questo è il punto, ed è stato accuratamente omesso.
Arriviamo al famigerato “vuoto normativo”. Nessun vuoto normativo, sostiene la presidente Todde.
Eppure, mentre la Regione dichiarava alcune aree “non idonee”, venivano comunque autorizzati impianti perfino in zone protette.
Come si spiega? Le possibilità sono due: o la legge regionale non serviva a nulla, oppure il quadro è stato lasciato deliberatamente ambiguo, permettendo a chi avanzava progetti, di farseli in qualche modo approvare.
Ricordiamo inoltre che la L.R. 20/2024, approvata il 5 dicembre 2024, nasceva per individuare aree idonee e non idonee. Doveva proteggere paesaggio, cultura e territorio. Ma è stata subito impugnata dal Consiglio dei Ministri perché in contrasto con il D.lgs. 199/2021, che assegna allo Stato la competenza prevalente sull’energia. Prima ancora, la L.R. 5/2024, la famosa moratoria, era stata dichiarata incostituzionale con la sentenza n. 28/2025. E la Corte, il 15 luglio 2025, ha ribadito che “non idoneo” non significa “vietato”: significa solo procedure più complesse, ma non impedisce al Ministero di autorizzare comunque.
Tradotto: la Regione non aveva alcuno strumento per bloccare le autorizzazioni statali e di questo la presidente Todde non poteva certo esserne all’oscuro.
Da qui nascono casi come quello di Saccargia, con progetti approvati a pochi passi dalla Basilica, nonostante il parere contrario della popolazione e la classificazione regionale dell’area come “non idonea”. Mentre i comitati presentavano opposizioni e denunce, le autorizzazioni arrivavano direttamente dagli uffici statali, che consideravano la legge regionale semplicemente inapplicabile.
La presidente segue con una sorta di invito, chiede di “mostrare l’invasione di pale eoliche”, perche lei non la vede. Peccato che ogni volta che i comitati abbiano provato a fornire documenti, concessioni già rilasciate, iter già avviati, la Regione abbia risposto sempre con il silenzio.
In più c’è un dettaglio che mette in luce una contraddizione che fa quasi sorridere: La preside afferma di “non vede invasioni di pale eoliche”. Subito dopo afferma di essere “contro la speculazione”.
A quale speculazione fa riferimento, se secondo lei non c’è nemmeno un’invasione? Forse anziché ripeterlo agli altri dovrebbe farlo lei per prima: decidere da che parte stare.
In sintesi, tralasciando la retorica politica di cui questo brev video è pregno, le accuse di poca onesta intellettuale a chi non si è fatto abbindolare, si è parlato di difesa della Sardegna, ma si è approvata una legge che si sapeva sarebbe stata impugnata, spalancando il campo proprio mentre le aziende correvano per costruire.
Nel frattempo, la proposta di legge popolare “Pratobello ’24”, firmata da migliaia di cittadini e da numerosi sindaci, è stata ignorata. Ancora una volta, Davvero singolare parlare di partecipazione, mentre si ignora l’iniziativa più partecipata di tutte.
Documenti, sentenze e atti autorizzativi raccontano una sola realtà e non è quella descritta dalla presidente Todde nel suo video.
La Sardegna è stata lasciata scoperta proprio durante una delle più grandi ondate speculative degli ultimi decenni.

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