SARDEGNA: AUTONOMIA IN APPALTO
A settant’anni dalla sua approvazione, la Legge Regionale n. 7 del 21 aprile 1955, che disciplina i “Provvedimenti per manifestazioni, propaganda e opere turistiche”, sarà finalmente oggetto di revisione.
Ma a occuparsene non sarà un gruppo tecnico interno alla Regione, né un tavolo pubblico con operatori del settore, università o associazioni di categoria. L’Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio ha infatti deciso di affidare a una società privata di consulenza di Bologna, la I.B.C. Intermarket Business Consulting S.r.l., un incarico da 61.000 euro per “servizi di supporto specialistico” relativi alla riscrittura della normativa.
L’affidamento è avvenuto senza gara, tramite procedura diretta ai sensi dell’art. 50, comma 1, lettera b) del nuovo Codice degli Appalti (D.Lgs. 36/2023), che consente di assegnare contratti sotto la soglia dei 140.000 euro anche “senza consultazione di più operatori economici”. In altre parole: la scelta del contraente è stata discrezionale.
Secondo la determinazione, la società dovrà:
• individuare una nuova impostazione per la normativa sui contributi alle manifestazioni turistiche, tenendo conto delle regole europee sugli aiuti di Stato;
• redigere linee guida per uniformare i criteri di concessione dei contributi;
• accompagnare la Regione nella gestione del nuovo modello nel corso del 2026. Il tutto con un compenso suddiviso su due annualità — 36.600 euro nel 2025 e 24.400 euro nel 2026 — finanziato dal bilancio regionale (missione turismo).
Ciò che colpisce è che la revisione di una legge tanto strategica per la Sardegna, che regola la promozione turistica, le manifestazioni pubbliche e la distribuzione dei fondi, venga esternalizzata a una società di consulenza con sede fuori dall’isola, senza coinvolgere università sarde, esperti locali, operatori turistici o amministratori dei territori.
In un momento in cui si parla di autonomia e valorizzazione delle competenze interne, la Regione affida a un soggetto privato esterno il compito di ridisegnare l’impianto normativo che orienterà milioni di euro di risorse pubbliche nei prossimi anni. Una scelta che solleva interrogativi di opportunità politica e culturale, più ancora che giuridica.
La procedura di affidamento diretto è formalmente legittima, ma il suo utilizzo crescente da parte degli assessorati regionali sta diventando una prassi che riduce trasparenza e concorrenza. In questo caso, non risulta che la Regione abbia comparato offerte o valutato altre proposte: la I.B.C. è stata semplicemente “scelta”.
La giustificazione ufficiale è la necessità di una consulenza “specialistica”. Una motivazione fin troppo ricorrente negli appalti regionali, che spesso nasconde la mancanza di un reale investimento nelle competenze interne all’amministrazione. È difficile accettare che, in un assessorato con dirigenti, giuristi e funzionari esperti, non esistano professionalità capaci di aggiornare una legge regionale, tanto più se il lavoro dovrà poi essere applicato e gestito dagli stessi uffici pubblici.
La revisione della legge del 1955 è certamente necessaria: il quadro normativo turistico sardo è antiquato e poco allineato alle regole europee. Tuttavia, il modo in cui si è scelto di procedere — senza confronto pubblico, senza trasparenza nella selezione e delegando a una società esterna non sarda — rischia di svuotare di senso la tanto sbandierata “autonomia decisionale” della Regione.
Invece di rafforzare le competenze e la partecipazione interna all’isola, si continua a esternalizzare tutto: dalle strategie turistiche alle consulenze legislative. Un modello che, più che autonomia, sa di dipendenza strutturale.

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