D.L. 175: L’ORA DECISIVA


Il 
D.L. 175 sulle Aree Idonee, oggi al vaglio del Parlamento, rischia di segnare uno spartiacque irreversibile nella gestione del territorio italiano. Se dovesse essere approvato nella sua forma attuale, consegnerebbe le nostre terre a un modello di transizione energetica governato dall’alto, fuori controllo e in aperto contrasto con la tutela dei paesaggi, delle comunità e delle filiere agricole.


Non è retorica, non è allarmismo. È una constatazione semplice:

con questo decreto, Comuni, Province e Regioni perdono la loro voce.

Le comunità perdono il diritto di decidere cosa accade sulla propria terra.

Le aziende proponenti vincono sempre, a prescindere.


Mentre si discute di transizione energetica, investimenti esterni e progetti “strategici”, intere porzioni di territorio vengono destinate a impianti eolici e fotovoltaici su larga scala, spesso senza un reale coinvolgimento delle comunità che li abitano. L’energia prodotta rischia di diventare una risorsa sottratta, non condivisa; il paesaggio, una merce sacrificabile; le decisioni, un affare per pochi.


Il risultato?

Una rete di zone di sacrificio distribuite lungo tutta la penisola: aree rurali, colline, coste e pianure trasformate in distretti industriali dell’energia, senza obblighi seri di tutela, senza consultazione, senza garanzie di restituzione dei suoli compromessi.


La scadenza è oggi:

il 12 dicembre 2025 i parlamentari possono ancora opporsi.

Possono respingere il decreto o, in alternativa, sostenerne una revisione radicale che riporti le “aree idonee” sotto i criteri stabiliti dalla Legge Delega 53/2021, gli unici che garantiscono una transizione energetica realmente giusta, sostenibile e non predatoria.


Non si tratta di essere contro le energie rinnovabili. Al contrario.

Si tratta di difendere una transizione energetica che abbia senso, che non divori suolo agricolo né sgretoli comunità, che non serva solo gli interessi speculativi di chi vuole profitti rapidi a discapito dei territori.


Il Rapporto ISPRA/SNPA l’ente di riferimento nazionale che fornisce dati, analisi, know‑how tecnico‑scientifico e SNPA, Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente parlano chiaro:

in Italia esiste un potenziale teorico di 92 GW solo sfruttando tetti, coperture e superfici già impermeabilizzate.

Il PNIEC, Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima.

Ovvero un documento strategico con cui l’Italia definisce come raggiungere gli obiettivi di energia e clima dell’Unione Europea entro il 2030,

Nel 2024 richiedeva 79,2 GWp entro il 2030.

La matematica, per una volta, è dalla parte della ragione:

non serve consumare suolo per raggiungere gli obiettivi nazionali.


E allora perché spingere i territori verso la devastazione?

Perché ignorare quello che la scienza indica come soluzione logica e sostenibile?

Perché rendere i pareri dei Comuni irrilevanti, quando proprio i Comuni sono i primi a pagare gli errori di pianificazione?


La Sardegna ha già conosciuto stagioni in cui la comunità ha detto “no” all’abuso del territorio. Oggi quella responsabilità si ripresenta, più urgente e più complessa. Difendere la propria terra non è estremismo e non è appartenenza politica. È un dovere civile.


Oggi più che mai è necessario che cittadini, associazioni, comitati e professionisti si informino, si organizzino e facciano sentire la propria voce.


I comitati sardi contro la speculazione energetica chiamano i comitati e gruppi territoriali di tutta Italia che combattono contro lo stesso male e rivolgiamo loro un appello:


creiamo una cordata interregionale di parlamentari disposti a difendere i territori e i cittadini che li hanno eletti. Chiediamo loro un atto di responsabilità. Spingiamoli con forza, con chiarezza e con numeri alla mano, ad opporsi al sopruso che il D.L. 175 rappresenta.


Ogni comitato, associazione, gruppo e cittadino può contribuire diffondendo l’appello.

Contattando i politici locali, i parlamentari del proprio collegio e rivendicando il diritto alla tutela della terra, del paesaggio e all’esercizio del buon senso.


La Sardegna, più fragile e più esposta di tutti, rischia scenari irreparabili.

È un’isola: lo spazio non ricresce.

Ogni ettaro perduto è perso per sempre.



È il momento di opporsi.

Di farlo insieme.

Di farlo ora.


E questa è una battaglia che riguarda l’Italia intera.

La chiamata è ora.

Facciamolo adesso prima che sia troppo tardi.

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