L’OBBEDIENZA DI UNA BUROCRATE


E se un giorno ci fossimo svegliati, finalmente e avessimo capito di essere stufi di portare avanti i progetti di chi pretende di essere padrone a casa nostra? Stufi di subire decisioni imposte sul nostro territorio, senza alcuna possibilità di legiferare o di far valere la nostra voce?


E se proprio lei, presidente Todde,  in quel giorno, avesse ritrovato il coraggio, scegliendo di opporsi all’ennesima imposizione arrogante dello Stato, che pretende il nostro silenzio e la nostra obbedienza, al di sopra di ogni coscienza, al di sopra anche di un semplice no? Quel no legittimo che dovremmo poter dire, perché quel territorio è nostro e dovremmo avere il diritto di farlo.

A cosa servono le istituzioni, altrimenti? Che senso ha fingere un ruolo, se tutto ciò che conta ci viene calato dall’alto? Qual è il senso di dividere lo Stato in regioni, se poi ogni decisione arriva già confezionata da chi non vive, non conosce e non rispetta la terra altrui?


Non è obbedendo che abbiamo sconfitto le pagine più raccapriccianti della storia. Non è obbedendo che un popolo è diventato grande. Non è obbedendo che ci salveremo. Forse non si può rimproverare qualcuno perché gli manca il coraggio, ma è doveroso ricordare che solo con il coraggio si può aspirare a vivere liberi.

Chi ricopre un ruolo istituzionale deve ricordare di essere stato eletto dal popolo, per il popolo. Senza il popolo non siete niente. Forse è anche colpa nostra che non ve lo ricordiamo abbastanza, o forse abbiamo proprio smesso di farlo.


Non è lo Stato a dover concedere. È chi rappresenta il popolo che deve assumersi la responsabilità di difenderlo, non solo di rappresentarlo. E se questo significa disobbedire a regole ormai prive di etica, quella deve essere la direzione. Perché lo Stato buono non esiste, non è mai esistito. Lo Stato che concede è sempre uno Stato che pretende qualcosa in cambio, qualcosa che tu non puoi dargli senza rimetterci.

Così ogni conquista arriva al prezzo di una perdita. E rimani intrappolato nello stesso circolo vizioso, illudendoti che la prossima volta sarà diverso, perché avrai obbedito di nuovo e che quindi qualcosa ti verrà dato,  senza chiederti altro in cambio.


Ma ciò che perdi, ogni volta, è esattamente ciò per cui continui a lottare.


Vorrebbe dire no all’ampliamento della RwM presidente? Lo faccia. Commissarieranno la regione? Lei avrà comunque fatto il suo dovere. Quello che la sua coscienza le dice, quello che il popolo le chiede. 

Ma io temo che sia più facile nascondersi dietro i protocolli istituzionali, allora sa, se il suo ruolo è svuotato di ogni principio etico, perché non lascia il posto a ChatGPT, se si tratta di eseguire solamente ciò che le viene calato dall'alto? Di addempire il protocollo? Beh, un'intelligenza artificiale lo farebbe in maniera più efficiente, rapida, senza dover fingere scrupoli di morali, né gravare sulle tasche dei cittadini. Nel frattempo, attendiamo chi davvero ha il coraggio di fare la storia e mettere la sua vita per la causa: una Sardegna libera e autodeterminata che smette di prendere ordini dall'alto e di macchiarsi di sangue.




Commenti

  1. Ciò che si può imputare alla Todde è l'ignavia in quel magico 2021 tra quei gesuiti di Conte e Draghi. E l'ha finita che non vedeva, non sentiva e non parlava, l’unica sarda (da tecnico) in un Governo Nazionale, facendosi parcheggiare con le 4 frecce a capo di una Regione che sul piano politico nazionale non vale una cippa, con le tasche piene, quale omaggio per il servizio reso ai padroni. Cosa dovrebbe fare adesso se non proseguire con la sua ignavia?

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