OLTRE L’ETICHETTA: LA STRATEGIA GIORNALISTICA PER DELEGITTIMARE L’ATTIVISMO


Nel panorama mediatico contemporaneo, l’uso delle parole può diventare un’arma sottile per silenziare il dissenso. Una delle strategie retoriche più diffuse tra i giornalisti consiste nel definire un attivista come un "influencer", un’etichetta utilizzata deliberatamente per sminuirne la credibilità e la sostanza politica. Questa scelta non è un semplice errore terminologico, ma un meccanismo volto a suggerire che l’impegno civile sia guidato da logiche di marketing anziché da ideali profondi. 


Attraverso questa narrazione, il giornalista insinua che l’impegno sociale sia solo una facciata finalizzata unicamente ad aumentare la propria visibilità online. 

Definire qualcuno "influencer" sposta l’attenzione sull'estetica dei contenuti, suggerendo che l’obiettivo primario sia la creazione di post "fotogenici" o virali, a discapito di un cambiamento reale e concreto nella società.


Inoltre, questa strategia gioca sul contrasto tra l’attivismo storico, associato al sacrificio personale, e la figura dell'influencer, intrinsecamente legata alla monetizzazione e alla cura del proprio brand. 

Insinuando che la battaglia civile sia un prodotto commerciale o un modo per attirare sponsorizzazioni, il giornalista riesce a macchiare l'integrità dell'attivista.


Il termine "influencer" porta con sé un’accezione di frivolezza, spesso legata a mondi superficiali come la moda o l’intrattenimento. Utilizzandolo, il giornalista attua un gioco di prestigio mediatico: sposta l’attenzione dalla rilevanza dei temi trattati — come la speculazione energetica o il colonialismo in Sardegna — alla presunta superficialità del mezzo usato (i social media) o della persona che comunica.


In sintesi, questa trasformazione lessicale serve a mutare una figura attiva civicamente in una figura commerciale. In questo modo, la protesta perde la sua forza d'urto e diventa una semplice "moda del momento", rendendo molto più facile per il pubblico e per le istituzioni ignorarla o ridicolizzarla.


Ricapitolando:


L'influencer è un soggetto che utilizza la propria piattaforma principalmente per influenzare gli acquisti, i gusti o gli stili di vita dei propri follower. Il suo obiettivo è spesso legato alla visibilità personale, all'intrattenimento e alla creazione di tendenze, con una motivazione spesso radicata nel profitto economico derivante da partnership con i brand. La sua narrazione è solitamente centrata sull'individuo, sull'estetica e sul personal branding. l'influencer mira inoltre, a creare un desiderio di emulazione, l'attivista punta a generare un'azione collettiva.


Al contrario, l'attivista utilizza la propria voce per promuovere una causa sociale, politica o ambientale, cercando di generare un cambiamento concreto e una sensibilizzazione profonda su temi come i diritti umani o l'inclusione. La sua motivazione è intrinseca e basata su valori di giustizia sociale e rappresentanza collettiva, operando spesso senza fini di lucro, sebbene il digitale stia introducendo nuove forme di sostentamento. 


Le modalità di intervento differiscono significativamente:


L'attivista impiega strumenti come petizioni, campagne di sensibilizzazione e azione diretta sul territorio. Spesso il suo lavoro si articola attraverso l'advocacy, volta a informare e mobilitare l'opinione pubblica, e il lobbying, che agisce direttamente sui decisori politici per ottenere cambiamenti legislativi o normativi.


L'influencer si affida principalmente allo storytelling personale e alla creazione di contenuti curati per costruire una community fedele. In ambito social, questa narrazione può trasformarsi in una "vetrinizzazione" della propria vita per catturare l'attenzione degli utenti.


Praticamente, sebbene i confini siano oggi sfumati, la distinzione risiede nella finalità: l'influencer mira alla visibilità e al consumo, l'attivista alla trasformazione della società attraverso un lavoro organizzato e collettivo utilizzando i social per arrivare a quante più persone possibili per divulgare la causa.



Pertanto, gentile Unione Sarda, Attendiamo che vengano presentate prove concrete a sostegno delle affermazioni secondo cui il movimento Surra sarebbe composto da influencer e che il loro attivismo sarebbe finalizzato a scopi di lucro. In assenza di riscontri verificabili, tali insinuazioni restano semplici illazioni, utili solo a delegittimare una mobilitazione che nasce dal basso e dalla partecipazione reale delle persone.

Commenti

  1. Concordo! Sempre avanti!

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  2. Nell'articolo de l'Unione siete definiti "influencer" attivisti, l'idea di dare al giornalista la volontà di etichettarvi come frivoli è solo vostra. Per quanto possa essere d'accordo con il vostro modi di vedere gli influencer attualmente non vi è nel pezzo alcun tentativo di facciata che possa far lontanamente pensare ad una monetizzazione della battaglia che portate avanti. Il giornalista si è attenuto ai fatti, e, di fatto, siete anche degli influencer.

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