NESSUNA EMERGENZA LEGATA AL 41-BIS



La presidente Todde, nel suo ultimo video sul 41-BIS, in cui invita i sardi a scendere in piazza contro il presunto disegno del governo di far diventare la Sardegna un’isola carcere, fa solo propaganda.


Il verbale della Conferenza Stato‑Regioni del 18 dicembre 2025, citato e mostrato  dalla Presidente Todde nel video, dimostra chiaramente che l’informativa del sottosegretario Andrea Del Mastro non è un atto vincolante né una decisione del Governo. Si tratta di una comunicazione tecnica, finalizzata a discutere ipotesi di riassetto delle sezioni 41‑bis, priva di effetti immediati o obblighi per le Regioni. Parlare di “isola-carcere” è quindi, nelle migliori delle ipotesi, una forzatura narrativa.

Il problema quando si parla di 41-bis e del presunto radicamento mafioso legato alla presenza di detenuti, stiamo parlando di disinformazione grave. 

I detenuti non sono il cuore del problema, perché il 41-bis funziona esattamente all’opposto di come viene raccontato. Non crea radicamento, perché non crea contatti, non permette la costruzione di reti sul territorio. Un solo colloquio al mese di un’ora e una telefonata di dieci minuti al mese con comunicazioni rigidamente controllate e isolamento quasi totale, semplicemente non lo rendono possibile. La frequenza di contatto con l’esterno è minima, costosissima per le famiglie e del tutto irrilevante sul piano territoriale.


Quello che non si dice è che dentro gli istituti penitenziari, esistono circuiti diversi, con regole e conseguenze molto diverse, e qui sta il vero cuore del problema che che però viene sistematicamente evitato. Fino alle modifiche più recenti, molte carceri ospitavano sia il circuito di media sicurezza sia quello di alta sicurezza.

Il circuito di alta sicurezza A comprende detenuti condannati per i reati più gravi indicati dall’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario: associazione mafiosa, associazione per delinquere, sequestro di persona, traffico internazionale di stupefacenti. Questi detenuti non vengono separati per provenienza geografica. Al contrario, per evitare la formazione di gruppi omogenei, l’amministrazione penitenziaria tende a mescolarli: il campano con il sardo, il calabrese con il siciliano, e così via.


Ed è qui che nascono le dinamiche reali. Per semplice convivenza forzata è fisiologico che si creino relazioni, conoscenze, contatti. Dentro il carcere e, indirettamente, anche fuori. Non è un’anomalia, è un effetto strutturale del sistema. Quando poi un detenuto esce, ottiene misure alternative o evade, come nel caso Pradamo, riesce a muoversi perché qualcuno sul territorio lo aiuta. E quei contatti non nascono il giorno dell’evasione: nascono prima, dentro il carcere, non nel 41-bis, ma nei circuiti ordinari di alta sicurezza.


La differenza è evidente anche nei colloqui. I detenuti in alta sicurezza possono arrivare fino a quattro ore mensili accumulabili. Nella realtà concreta questo significa che ci sono famiglie che vengono in Sardegna, vi restano, fanno colloqui e nel frattempo vivono sul territorio. Questo è un fatto, non un’opinione.


Ecco perché concentrare tutto il discorso sul 41-bis è profondamente scorretto. Non è lì che si creano le relazioni, non è lì che si costruiscono reti, non è lì che nascono i problemi strutturali. Il vero nodo sta nella gestione ordinaria dei circuiti intermedi, di cui non si parla mai, perché non fa paura, non è facile da semplificare e quindi non funziona come racconto propagandistico.


Lo stesso vale per la questione sanitaria, altro punto su cui la presidente Todde tenta di aizzare indignazione è contrarietà: un punto affrontato con la medesima superficialità e semplificazione. È vero che esistono aggravamenti sulla pressione del sistema sanitario sardo, ma anche qui il discorso viene raccontato in modo parziale. Il decreto-legge 296 del 1993, all’articolo 7, disciplina la sanità penitenziaria e prevede strumenti specifici per la gestione dei detenuti che necessitano di cure, proprio per evitare che il peso ricada interamente sui sistemi sanitari territoriali. Il problema è che da parte della Regione Sardegna, non vi è stata mai la volontà di gestire in modo strutturato questi strumenti, a differenza di quanto avviene altrove. In sostanza, tale decreto legge non risulta essere stato mai applicato dalla RAS. 

Anche in questo caso, dunque, si preferisce urlare all’emergenza invece di guardare alle responsabilità amministrative TUTTE SARDE.


I numeri citati, come i circa 240 posti, Che cita la Todde, vanno letti correttamente: sono posti massimi teorici, non detenuti stabilmente presenti. Il 41‑bis funziona con rotazione continua, come confermano i dati DAP. Non esiste alcuna concentrazione permanente equivalente a un terzo dei detenuti italiani in Sardegna.


Non esiste nemmeno alcun automatismo giuridico che imponga il trasferimento dei detenuti sardi fuori dall’isola. Le sezioni 41‑bis sono separate dalla detenzione ordinaria e non sottraggono posti ai detenuti comuni. Ogni eventuale trasferimento resta una decisione individuale, motivata e disciplinata dalla legge.


Il riferimento alle aree insulari non introduce novità normativa e non è una punizione per la Sardegna. L’utilizzo di isole o luoghi isolati per la detenzione di alta sicurezza è una prassi consolidata da decenni, adottata da governi di ogni colore politico per motivi logistici e di contenimento del rischio.


Le ultime modifiche sul sistema carcerario risalgono al governo Conte Il nel 2020, quando fu previsto l'adeguamento di alcune strutture (come Badu 'e Carros e Nuoro) per ospitare detenuti sottoposti al regime speciale. Dunque i movimenti che si osservano ora nelle carceri sarde non sono legati a decisioni recenti attuate dal governo attuale.


Colpisce infine il ruolo di una parte dell’informazione locale, che si limita a rilanciare dichiarazioni presentandole in maniera fuorviante, senza verificarne veridicità e fonti, diventando un megafono del potere politico.

come nel caso di un articolo recente in cui si parla si un presunto arrivo di detenuti al 41-bis, provenienti dalla Sicilia, che arriveranno sull'isola su decisione di Schifani. Non vi sono prove in merito. Nessun atto formale. Probabilmente si tratta di ipotesi, presentate peró come certezze.

   

Riflettiamo.


Commenti

Post popolari in questo blog

UNA SCOPERTA SENZA PRECEDENTI OCCULTATA: COME LA SARDEGNA HA SEPPELLITO UN PRIMATE DI 8 MILIONI DI ANNI SOTTO UNA MONTAGNA DI RIFIUTI

ENEL E TERNA: LA SARDEGNA COME CAVIA

NEL SASSARESE, SPECULAZIONE E CONFLITTO DI INTERESSI