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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

OLTRE L’ETICHETTA: LA STRATEGIA GIORNALISTICA PER DELEGITTIMARE L’ATTIVISMO

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Nel panorama mediatico contemporaneo, l’uso delle parole può diventare un’arma sottile per silenziare il dissenso. Una delle strategie retoriche più diffuse tra i giornalisti consiste nel definire un attivista come un "influencer", un’etichetta utilizzata deliberatamente per sminuirne la credibilità e la sostanza politica. Questa scelta non è un semplice errore terminologico, ma un meccanismo volto a suggerire che l’impegno civile sia guidato da logiche di marketing anziché da ideali profondi.  Attraverso questa narrazione, il giornalista insinua che l’impegno sociale sia solo una facciata finalizzata unicamente ad aumentare la propria visibilità online.  Definire qualcuno "influencer" sposta l’attenzione sull'estetica dei contenuti, suggerendo che l’obiettivo primario sia la creazione di post "fotogenici" o virali, a discapito di un cambiamento reale e concreto nella società. Inoltre, questa strategia gioca sul contrasto tra l’attivismo storico, assoc...

RWM, LA REGIONE CHE NON DECIDE: TODDE FIRMA IL COMMISSARIAMENTO (SENZA METTERCI LA FIRMA)

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C’è un modo elegante per non assumersi responsabilità: far scadere i termini. E c’è un modo ancora più comodo: farlo chiamandolo “prudenza”, “istruttoria”, “garanzie”. Nel caso Rwm, la Regione Sardegna ha scelto la terza via: *non scegliere*, e trasformare un atto dovuto (decidere) in un atto mancato (sparire). Il copione è scritto nero su bianco: *ultimo giorno utile* per portare in Giunta la delibera sull’ampliamento, ma la delibera non arriva. La presidente Alessandra Todde “decide di non decidere” e il risultato è automatico: la palla passa a Roma, con la prospettiva di un commissario ad acta chiamato a fare ciò che l’istituzione regionale non ha fatto in tempo o non ha voluto fare in pubblico.  La scusa perfetta: “mancano ancora valutazioni”. La Regione lascia filtrare che all’istruttoria mancherebbero valutazioni su *dissesto idrogeologico* e *ambito sanitario*, dunque non si può procedere a una pronuncia definitiva. Tutto vero, tutto possibile. Ma c’è una domanda banale che ...

SITI UNESCO NEL MIRINO DELLA SPECULAZIONE ENERGETICA

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C’è un patrimonio millenario che rischia di essere compromesso, nel silenzio e nell’inerzia di chi dovrebbe proteggerlo. È la necropoli di  Su Crucifissu Mannu , uno dei complessi archeologici più importanti del nord Sardegna, oggi minacciato dalla speculazione energetica. È necessario chiarire alcuni fatti, per chi ancora non ne è a conoscenza. Le  Domus de Janas di Su Crucifissu Mannu  sono  tutelate dall’UNESCO . Non si tratta quindi di un sito qualunque, ma di un bene riconosciuto a livello internazionale per il suo valore storico e culturale. Ebbene si, ci risiamo, un altro sito UNESCO minacciato. La  zona di protezione , il cosiddetto  buffer , che circonda la necropoli  comprende anche il sito di Monte d’Accoddi , altro monumento unico nel panorama archeologico mediterraneo. Eppure, proprio all’interno di questa area di tutela, la speculazione energetica vorrebbe intervenire con  almeno due progetti di impianti fotovoltaici : uno in territo...

I GIGANTI DI MONT’E PRAMA: QUANDO L’ARCHEOLOGIA DIVENTA SCANDALO ED IL SILENZIO PESA PIÙ DELLA PIETRA

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  Circa vent’anni fa venne affidato l’incarico di occuparsi dei frammenti di Mont’e Prama su iniziativa del soprintendente di Sassari, professor Francesco Nicosia, allora anche direttore del Centro di Restauro di Li Punti, all’epoca l’unico operativo in Sardegna. L’abbandono dei reperti in un magazzino del Museo di Cagliari era un fatto noto da decenni agli addetti ai lavori: risaliva al 1974, anno della scoperta, con successivi recuperi avvenuti in modo discontinuo. La ragione di questo accantonamento va ricercata nel potere assoluto esercitato dall’ente detentore dei reperti, che ne controlla non solo la custodia ma anche la disponibilità, il possesso e l’utilizzo, anche a fini economici. Nel caso di Mont’e Prama, le cause furono molteplici: l’attesa di fondi pubblici; la logica del “li pubblico io al momento opportuno”; le rivalità interne tra ambiti disciplinari, in particolare tra nuragico e fenicio-punico, in vista di futuri stanziamenti; e infine il timore di affrontare perc...

D.L. 175: L’ORA DECISIVA

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Il  D.L. 175 sulle Aree Idonee , oggi al vaglio del Parlamento, rischia di segnare uno spartiacque irreversibile nella gestione del territorio italiano. Se dovesse essere approvato nella sua forma attuale, consegnerebbe le nostre terre a un modello di transizione energetica governato dall’alto, fuori controllo e in aperto contrasto con la tutela dei paesaggi, delle comunità e delle filiere agricole. Non è retorica, non è allarmismo. È una constatazione semplice: con questo decreto, Comuni, Province e Regioni perdono la loro voce. Le comunità perdono il diritto di decidere cosa accade sulla propria terra. Le aziende proponenti vincono sempre, a prescindere. Mentre si discute di transizione energetica, investimenti esterni e progetti “strategici”, intere porzioni di territorio vengono destinate a impianti eolici e fotovoltaici su larga scala, spesso senza un reale coinvolgimento delle comunità che li abitano. L’energia prodotta rischia di diventare una risorsa sottratta, non condivis...